"Voglio continuare a precipitare, ma mio padre sta chiamando l’ambulanza e mi stringe la mano con una tale intensità come se fosse lui che si sta aggrappando alla vita. Come se fossi tutto quello che ha. Mi sposta i capelli dalla fronte e piange forte. Non l’ho mai sentito piangere. Nemmeno quando è morta la mamma."Joyce è una giovane donna irlandese vittima di un banale quanto grave incidente: una trasfusione di sangue le ha salvato la vita, ma non ha impedito la perdita del bambino che portava in grembo. Un trauma, quello subito, che la porta a rompere definitivamente un rapporto matrimoniale ormai logoro e a trasferirsi nella casa della sua infanzia, dove ritrova un padre affettuoso e tantissimi ricordi. A partire da questo momento, però, le succedono cose davvero strane: ha memoria di fatti che non appartengono al suo passato, ha sogni ricorrenti, scopre di saper parlare lingue straniere, di conoscere il latino e di essere un’esperta in materia di storia dell’arte. Anche la vita di Justin, un professore statunitense trasferitosi a Londra per stare vicino alla figlia, subisce qualche cambiamento a partire dal momento in cui è stato convinto a donare il proprio sangue: non solo gli capita sempre più spesso di incontrare una donna che sembra avere con lui uno strano legame, ma comincia a ricevere piccoli doni anonimi con semplici messaggi di ringraziamento. Il rapporto con la trasfusione appare subito evidente, ma risalire alla persona che ha ricevuto il suo sangue rimane impossibile.
I due diventano allora protagonisti di uno strano quanto divertente gioco del destino e degli equivoci che li porta a rincorrersi e sfiorarsi tra la folla, cercarsi e riconoscersi senza però potersi mai incontrare e, tanto meno, chiarire. Questo, almeno, fino al finale, quando l’ennesimo colpo di scena permetterà a Joyce e a Justin di comprendere che non sempre bisogna aver paura di ciò che sembra inspiegabile e che spesso è bene lasciarsi guidare dai sentimenti.
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L’ultimo romanzo di Cecelia Ahern, nota autrice di successi quali P.S. I love you – romanzo d’esordio da cui è stato tratto l’omonimo film -, e Se tu mi vedessi ora, trascina il lettore in una Dublino vivace, ricca di storia e di arte per vivere, insieme ai protagonisti, una storia di profondi affetti familiari e di amicizia, dove non mancano situazioni divertenti.
Il pretesto da cui la vicenda prende inizio è basato su alcune teorie che fanno riferimento non solo alle esperienze di persone che, avendo subito un trapianto di cuore, sostengono di aver avuto inaspettati effetti collaterali, come l’aver ereditato ricordi, gusti, desideri e abitudini del donatore, ma anche alla capacità della scienza di comprendere il funzionamento della memoria. Un settore dove operano scienziati pionieri della ricerca nel campo dell’intelligenza del cuore e delle basi biochimiche della memoria nelle cellule. Il legame che si instaura quindi fra Joyce e Justin sembra prendere quasi, a loro insaputa, il sopravvento sulle loro vite e guidarli in un viaggio che è insieme riscoperta di un passato che credevano ormai lasciato alle spalle, e del fatto che il destino spesso concede una seconda possibilità.
Forse la vita non ha sempre i toni del rosa, come la vivace copertina del romanzo della Ahern, ma, ancora una volta, la sua abilità nel raccontare storie di forti legami affettivi - d’amore come di amicizia – consiste nell’affrontare con leggerezza, ironia e un pizzico di magia, questioni che coinvolgono i lettori: come vivere o ricostruirsi un’esistenza dopo un trauma? Le avversità possono renderci più forti? Quale debito abbiamo con chi ci ha cresciuto, consegnandoci i suoi ed i nostri ricordi?
Queste sono le domande. Le risposte, le troverete in Grazie dei ricordi.
Di Lidia Gualdoni